sabato 29 novembre 2008

TORTA ROVESCIATA ALL'ANANAS

Questa è veramente una torta da provare. Offre un doppio vantaggio: essere piuttosto buona e, soprattutto, essere rapidissima da preparare, anche all'ultimo momento, all'improvviso, quando viene voglia di dolce ma non si hanno molti ingredienti in casa.
Propongo la ricetta, ma va detto subito che si tratta di una torta poliedrica che si presta a innumerevoli varianti ed idee.

TORTA ALL'ANANAS ROVESCIATA
100 g. di burro*
100 g. di zucchero
150 g. di farina**
2 uova
1/2 bustina di lievito
7 cucchiai di succo di ananas
5-6 cucchiai di farina di cocco***

PER IL CARAMELLO
100 g. di zucchero
1 confezione di ananas in scatola al naturale

Sciogliere il burro e versarlo in una terrina con lo zucchero, la farina, la farina di cocco, le due uova intere, il succo d'anans e il lievito. Amalgamare il tutto.
In una tortiera metallica (che vada sul fuoco) sciogliere lo zucchero finchè non diventa di un bel colore bruno, disporre le fettine di ananas sul fondo della tortiera e sopra versare l'impasto.
Cuocere in forno a 180° per 30 minuti (20-25 se usate la farina senza glutine).

*Io sono intollerante al lattosio, il burro lo sopporto abbastanza (dipende dai momenti), comunque può tranquillamente essere sostituito con pari quantità di olio.
** Ho usato la farina senza glutine. Quella che adopero è leggermente dolce pertanto va ridotta la quantità di zucchero nell'impasto a 90 g.
*** Opzionale ma da quando ho provato ad aggiungerla la torta ha acquistato un sapore delicato meraviglioso.

Questo è il risultato:
Come dicevo il procedimento si presta a numerose varianti a seconda degli ingredienti di cui si dispone, delle stagioni e della fantasia.
Io ho provato la versione al cioccolato con le pere: ho usato le pere sciroppate e il loro succo e al posto della farina di cocco ho aggiunto due o tre cucchiai di cacao in polvere.
La versione con le mele e la cannella: al posto del succo di anans ho utilizzato il succo di mele in bottiglia.
Ottima anche con le pesche e la menta: succo di pesche, frutta fresca e nell'impasto tanta mentuccia a listarelle...
Sono sempre pronta per nuove idee e/o varianti!!!


RISVEGLIO

Tepore...
Le sue calde braccia mi stringono...
Silenzio... Irreale, avvolgente, rassicurante...
Lui si alza e io mi lascio ancora cullare da ciò che resta dei sogni e dal soffice piumone...
... Ritorna portando con sè l'aroma del caffè e la scia del pane caldo (ottima invenzione la macchina del pane... almeno mi cullo nel suo profumo vista l'intolleranza al glutine)...
Apre le ante e le finestre, torna da me che ancora indugio sotto le lenzuola al calduccio... E' freddo... come l'aria frizzante che entra... e la luce innonda la stanza.
Finalmente emergo e mi stupisce sempre la bellezza del paesaggio che ci circonda reso prezioso dalla neve e dal ghiaccio... Tutto è silenzio, un raggio di sole filtra tra i rami e illumina l'acqua ghiacciata e la coltre di neve si fa di cristallo, brilla come diamanti, come stelle...
Un pettirosso sul ramo fa cadere un po' di neve e ci sembra che sia lì per noi... Sa che non mancheranno mai, per tutto l'inverno, briciole di pane, fette di pandoro e panettone... Lui e gli altri saranno sazi e noi resteremo incantati a sentirli cantare e a vederli giocare tra loro...
Amo l'inverno per la sensazione di calore che acquista la nostra casetta dei sogni, amo la neve, amo giocare con la neve e fare, come ieri sera, a pallate... E trovarci a ridere felici come due bimbi con le guance rosse e le mani dolenti...
... Ecco il mio risveglio... Un pensiero mi sfiora, rivolto a chi per lavoro si trova in difficoltà a causa del maltempo e a chi perde la casa e una parte della propria vita... Penso a ieri, quando per andare al lavoro ho impiegato 40 minuti anzichè i soliti 15 a causa del fondo stradale... Ma oggi no... Non voglio pensare... Voglio godermi la gioia di questo risveglio e l'armona del caffè portato dal mio amore.

mercoledì 26 novembre 2008

SOGNANDO ANCORA BRUGES

Una delle città più affascinanti che io e "marito dei sogni" abbiamo visitato è, senza alcun dubbio, Bruges.
Amo il Belgio e la sua letteratura (Michel de Ghelderode su tutti), ho colto, leggendo, il tormento di una nazione originata non dal sangue (il Risorgimento ha contribuito a formare il nostro spirito patriottico) ma a tavolino, durante congressi e sedute politiche; i disagi di chi, sradicato dalla cultura di appartenenza (valloni e fiamminghi) ha cercato di ricrearsene una nuova.
Tutto questo traspare nella letteratura belga, nostalgia e tormenti sono propri anche del capolavoro di Rodenbach Bruges la morte, dove la città non è più una quinta, un luogo dove si svolgono le vicende, uno scenario casuale. Bruges è viva, è parte del romanzo, è il romanzo... Scandisce i tempi del dolore, partecipa al precipitare degli eventi con la sua struttura ed essenza: il Beghinaggio, le chiese che evocano e scandiscono il tempo della preghiera, la luce fioca, l'acqua la cui presenza è costante sebbene celata dalle nebbie, le torri incombenti...
C'è un fascino sottile nella bruma e nella descrizione della città silente; sono proprio questi aspetti che intendevamo cogliere visitando Bruges...
Chiunque sia stato nei Paesi Bassi ha potuto osservare la mutevolezza del tempo e la noncuranza di chi vi abita, pertanto mai ci saremmo aspettati di trovare Bruges splendente di sole in una giornata di fine ottobre.
Ci si arriva in auto e non si coglie mai, da lontano, il sentore della sua bellezza. La città è piccola, un gioiello nascosto, una trina di canali preziosa quanto lo sono i pizzi realizzati dalle merlettaie (a tal proposito, ogni anno una settimana è dedicata proprio a quest'arte, per le strade si vedono le merlettaie all'opera con i loro fuselli, abbigliate con i costumi tradizionali).
Ci ha colpito da subito la luce: avvolgente, dorata, preziosa, una luce strana, inconsueta, le ombre del mezzogiorno lunghe come da noi, in Italia, alle sei della sera.
Siamo giunti al Markt, la grande piazza cuore della città, attraverso strette viuzze. Seduti su una panchina, mangiando le famosissime e ottime patatine fritte, i nostri occhi scorrevano rapidi sui palazzi che la circondavano: case antiche con insegne, le Hallen (sede dei mercati) e il Beffroi (la torre civica) che altissimo spiccava nel cielo di un azzuro incredibile.
In silenzio, tenendoci per mano, incuranti della folla e incantati da tanta bellezza abbiamo percorso le vie, costeggiato i suggestivi canali fino al Minnewater, il famoso "Lago d'amore" con la casa di guardia della chiusa, le anatre e i cigni... Subito alla mente mi sono tornati i versi di Moretti: ("Io sento in me la tristezza del giorno domenicale, del giorno crepuscolare nel quale l'anima prova il bisogno di una nuova solitudine, e di andare... e di andare fino a Bruggia, fino al vecchio beghinaggio per vedere un paesaggio lagunare che si aduggia!") anche se in verità la giornata così ridente, soleggiata e colorata tutto evocava tranne la nostalgia e la solitudine. Solo in queste rare occasioni si capisce davvero perchè gli autori di fiabe provengono dal nord Europa...
Poi il Beghinaggio, silenzioso e severo, con le sue casette ordinate e ancora le strade con i negozi di profumatissime e deliziose praline di cioccolato, le gioiellerie e il museo dei diamanti e, ancora, i negozi di filati e articoli da ricamo. Le chiese, severe e pulitissime, con maestosi organi a canne dal suono possente, che colmano le ampie navate e chi, lasciata la folla, si siede, come noi, ad ascoltare; poi il carillon del Beffroi, un suono nettamente diverso ma avvolgente allo stesso modo.
Abbiamo lasciato Bruges con la sen sazione di aver vissuto, per qualche ora, in un sogno, con la consapevolezza di aver lasciato una parte della nostra anima in una città così particolare, la certezza di aver ricevuto in dono una rara giornata di sole, tersa, limpida, con un cielo così viola da far male quasi agli occhi e il desiderio di tornare ancora per scoprire, con altri condizioni climatiche, una città sicuramente nuova.


martedì 25 novembre 2008

MARIAGE FRERES

Parigi è una città meravigliosa (non quanto Roma, per la quale abbiamo un legame speciale), ci torniamo sempre con immensa gioia con la sensazione di immergerci un mondo tanto diverso da quello in cui viviamo. Ci si torna magari fuori stagione, magari affittando un appartamento a Les Halles, magari scansando le mete abituali del turista affrettato... E' in questi momenti che Parigi si schiude a noi e ci offre sempre sorprese che, veramente, coinvolgono i nostri sensi.

Non so perchè ma ci siamo sempre andati tra gennaio e febbraio, stagioni apparentemente inusuali e inospitali, in realtà congeniali a noi e alle nostre "abitudini parigine".
Tante sono le piccole cose per noi indimenticabili: il kebab-panino mangiato a place des Vosges in un gennaio insolitamente mite; il tramonto sulle sdraio ai giardini de le Tuileries a guardare i bimbi spingere le loro barchette nelle fontane, quasi la Parigi dei romanzi ottocenteschi... Lo stesso clima che si coglie al Museo Jacquemart-Andrè, in realtà una casa museo che raccoglie le collezioni (e le passioni) dei suoi antichi possessori, dove tutto appare reale e vivo; i concerti d'organo pomeridiani a Notre Dame e a Saint Sulpice, strumenti dai suoni maestosi e pieni che riempiono l'anima.
Anche il Louvre può riservare sorprese e svelare una delle sue numerose facce a chi, per curiosità o per passione, lascia la galleria degli italiani, la sezione egizia, greca e romana alle spalle e alla folla, lasciandosi affascinare dalla sezione islamica, dalle maioliche italiane, dal tesoro dei re di Francia. Ciò che resta del meraviglioso tesoro di Saint Denis (e l'abbazia, a nord di Parigi, merita davvero una visita), scampato allo scempio della rivoluzione, si può ammirare anche in un'altra chicca parigina, il Cabinet des Medailles della Bibliothèque Nationale, dove tra gemme, cammei e olifanti, si può ammirare una vasta collezione di placchette bronzee.
E ancora l'Institute du Monde Arabe, struttura modernissima, perfettamente integrata nel centro storico della città, con una magnifica vista sull' Ile de la Cite e una sala da the con dolcetti orientali buonissimi, il Viaduc des Arts, vicino a place de la Bastille, un viadotto ferroviario trasformato in un giardino con meravigliosi negozi (tra i quali Les bonheur des dames un paradiso per chi, come me, è appassionata di cucito e ricamo) e soprattutto Mariage Frères...
Come descrivere questa meravigliosa sala da the in stile coloniale? Si trova nel cuore del Marais, in una viuzza silenziosa e nascosta; ancor prima di entrare si è avvolti da un meraviglioso profumo di the, varcata la soglia si entra in un mondo a parte. Sulla destra il negozio: dietro un bancone 4-5 commessi esaudiscono i desideri dei clienti tra centinaia di the, sugli scaffali gelatine, cioccolata, biscotti, candele, incensi, tutti a base di the e ancora libri, tazze, teiere, poi gente, tanta, curiosa, estasiata, incantata...
Al primo piano un piccolo museo del the, ma ciò che veramente rende indimenticabile ogni nostro soggiorno nella Ville Lumière è la sala da the vera e propria.
Pretenziosa all'apparenza come lo è la cordiale ma distante gentilezza dei camerieri, ma dopo tre, quattro pomeriggi a fila anche loro si sciolgono e accompagnano nella scelta del the... Un luogo incantato nel quale si può rimanere seduti a gustare la bevanda e chiacchierare, senza che nessuno disturbi, dimenticandosi del tempo che scorre e sentendosi, finchè la teirea non è completamente vuota, immersi in questa città e parte di essa...







lunedì 24 novembre 2008

ASPETTANDO IL NATALE...


Adoro questo periodo... Adoro i pomeriggi (rari purtroppo) davanti al camino a ricamare, magari con una tazza di the fumante e lasciarmi distrarre dallo scoppiettare delle fiamme.
Eccomi come una bimba ad aspettare il Natale... Mi piace il clima: addobbare insieme a "marito dei sogni" l'albero, abbellire la casa con ghirlande e palline, preparare i biscottini natalizi e le marmellate che poi, ben confezionati, diventeranno regali per amici e parenti.
Mi piacciono i progetti ricamerecci natalizi che vedo in tanti bellissimi blog, quante idee da copiare, quanta fantasia... Ed ecco un assaggio dei miei...



Una volta terminati, i due pupazzi di neve verranno incorniciati e li posizionerò sul tavolino, in ingresso, al posto delle nostre fotografie. Assieme a loro altri animaletti "crocettosi" natalizi in cornice per un effetto veramente grazioso!

TENDINE DI CUCINA

Finalmente, dopo circa un anno, ho finito di ricamare le tendine con ortensie per la mia cucina... Peccato che le quelle nel nostro giardino non siano più in fiore! Comunque questo è iul risultato:



Lo schema originale prevedeva dei fiori realizzati in tonalità di viola e rosa ma nella nostra cucina abbiamo posizionato delle piastrelle dipinte con tonalità chiare, ortensie beige e panna, per non legare troppo il decoro al resto dell'arredamento. Grazie alle fantastiche ragazze del negozio Viceversa di Milano (che non finirò mai di ringraziare!) abbiamo scelto dei colori che si abbinano perfettamente...

sabato 15 novembre 2008



Per me ogni ricamo realizzato ha una sua precisa storia...

La scelta dei soggetti, degli schemi da ricamare non è mai casuale, deve scattare qualche cosa che mi fa dire è lui, ecco... Attraverso un disegno riprodotto a crocette su un tessuto io porto un po' di me; è per questo motivo che raramente riproduco fedelmente lo schema prescelto. Possono variare i colori (e su questo argomento ne avrei di post da scrivere), alcuni dettagli ma sempre sento una scintilla che mi spinge a scegliere un soggetto piuttosto che un altro.

Forse è esagerato resuscitare Roland Barthes per un argomento lieve come il ricamo, però devo rubare al suo ultimo lavoro La camera chiara*, bellissima e struggente nota sulla fotografia, il termine "punctum" e la sua definizione "... non sono io che vado in cerca di lui, ma è lui che [...] come una freccia mi trafigge [...] Il punctum è quella fatalità che mi punge". Appunto... la scelta di un ricamo da realizzare per me è basata su fattori quali l'utilità, l'attinenza e la vicinanza alle mie passioni, il tutto legato da questo punctum.

Ora il titolo del post è la fotografia di uno dei numerosi asciughini ricamati con la scritta, "L'ora del te' ", ognuno ha uno stile diverso e tutti, a mio parere, sono particolari e, soprattutto, rispecchiano una parte di me, una della mie grandi passioni: il the appunto.

Premetto e preciso: non sono un'intenditrice nel senso reale del termine, non riconosco "a naso" una miscela cinese della provincia di Anhui da una della provincia di Zhejiang o una raccolta estiva da una autunnale... Non posso economicamente permettermi rarità, tuttavia mi piace leggere e documentarmi, dunque so che le foglie raccolte in estate hanno generalmente aroma delicato e gusto fruttato mentre quelle d'autunno acquistano in infusione un colore ambrato e un sapore zuccherino. Ho i miei gusti e le mie preferenze che portano in direzione dei the verdi giapponesi e, alla fine, acquisto quelli aromatizzati (acquisto tutti i miei the "migliori" da Mariage Frères**, cui dedicherò un post prossimamente).

Ma sopra ogni cosa che mi entusiasma è il rito del the. Ne bevo quotidianamente a litri... In questa stagione non manca mai la tisana serale che "Marito dei sogni" pazientemente mi prepara,
ma sono le grandi occasioni, la domenica, le visite di amici e parenti, il pomeriggio del giorno di Natale che sfodero tutto il mio repertorio...
Recupero le mie bellissime tazze cinesi in porcellana dipinte a mano, con i loro disegni blu a richiamare i motivi tipici delle varie dinastie; sfoggio le tovagliette ricamate, la zuccheriera e la teiera coordinate, metto i dolci nell'alzatina di vetro.
Apparecchiare con cura è solo la fase finale dei miei preparativi che prevedono dolci quali il plum cake, ottimo a mio parere con il the, poi biscottini di pasta sablée aromatizzati alla cannella o al the, i muffin, il pane tostato da servire con burro aromatizzato al miele e al limone. Nelle grandi occasioni oltre alle marmellate che preparo d'estate, apro i "preziosissimi" vasetti di gelatina al the (sempre acquistati da Mariage Frères), poi scelgo diversi tipi di zucchero: in cristalli, raffinato e bruno, aromatizzato, ecc.

Mi piace davvero curare ogni dettaglio, coccolare chi amo con tante piccole attenzioni. Rendere speciale un pomeriggio di pioggia mi riempie di gioia tanto quanto ricamare, magari, come spesso accade, in poltrona, davanti al camino acceso, con "Marito dei sogni" accanto che legge o lavora al computer...
Ogni ricamo nasce così, racchiude una storia e si schiude a un desiderio.

* Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Torino 1980.
Suggerisco però di assaporare le pagine nella versione originale, in francese: La chambre claire. Note sur la photographie, Edition Gallimard, 1980.

** Alle appassionate del genere, consiglio un giretto sul loro sito... www.mariagefreres.com

sabato 8 novembre 2008

SACHERTORTE

Se mi si chiedesse qual'è il mio dolce preferito, non avrei alcun dubbio: la Torta Sacher...
Sì ma... La VERA Sachertorte di Vienna!
Beh, fino a due anni fa, epoca dell'ultimo viaggio a Vienna, quando le mie varie intolleranze alimentari ancora lo concedevano, il pomeriggio era caratterizzato dalla pausa all'Hotel Sacher dove gustavamo immancabilmente la mitica, inimitabile, originale torta.
"Marito dei sogni" (all'epoca ancora "Fidanzato d.s.") l'abbinava ad una densa e profumata cioccolata calda (giusto per non farsi mai mancare niente) io, per salvare le apparenze, al the (un'altra delle mie passioni cui dedicherò presto un post) o al caffè lungo.
La fetta sembra, all'apparenza, quasi piccola (in realtà basta e avanza), è guarnita da un tondino di cioccolato con il marchio Sacher e accompagnata con un ciuffo di panna leggermente montata.
Il sapore è indescrivibile... Il gusto della glassa al cioccolato è rotondo, non si sente nessuna nota acidula e si fonde con la pasta della torta tanto da non riuscire ad avvertirne lo stacco, la stessa cosa quando si incontra la marmellata all'albicocca.
Inutile dire che al ritorno, dopo aver mangiato tutte le scorte che avevamo acquistato (ma si compra anche online volendo...), ho cominciato ad inseguire la "Ricetta perfetta".
Dopo numerosi tentativi poco soddifacenti ho trovato questa ricetta che, non dico si avvicini a quella originale, ma è la migliore in assoluto tra quelle che ho provato. Si accettano molto ma molto volentiere anche altre versioni...

SACHERTORTE
140 g. di burro molto morbido
110 g. di zucchero a velo
1/2 baccello di vaniglia aperto e raschiato
6 uova
130 g di cioccolato fondente

110 g di zucchero semolato
140 g di farina*
200 g di marmellata di albicocche

PER LA GLASSA

200 g di zucchero
150 g di cioccolato fondente
125 ml di acqua

Bisogna sbattere a lungo il burro, lo zucchero a velo e la vaniglia estratta dal baccello, poi uno alla volta si aggiungono 6 tuorli, conservando a parte gli albumi. Continuare a montare fino ad ottenere una crema spumosa. Aggiungere a filo il cioccolato fuso a bagnomaria.
Montare a neve gli albumi e aggiungere a pioggia lo zucchero semolato fino ad ottenere una meringa molto soda e lucida. Aggiungere all'impasto con la farina setacciata ed am
algamare con un cucchiaio.
Va cotta in uno stampo a cerniera (ottimi anche quelli di silicone) a 170° per circa 55-60 minuti (con farina senza glutine anche 45-50).
Roveschiare la torta su una gratella per dolci e lasciarla raffreddare bene prima di tagliarla a metà. La marmellata va riscalda leggermente, io la allungo con un po' d'acqua e la passo con il minipimer, poi va stesa abbondantemente sulle due metà e sulla superficie esterna, lati compresi, e poi fatta asciugare.
La glassa va fatta facendo bollire acqua e zucchero a fuoco vivo per 5-6 minuti, quindi si lascia raffreddare un pochino e si incorpora lentamente il cioccolato fuso a bagnomaria o nel microonde. Il segreto è mescolare continuamente la glassa finchè si ottiene la consistenza desiderata (il trucco è che passata su unn cucchiaio di legno dovrebbe mantenere uno spessore di circa 4 mm). A questo punto bisogna armarsi di coraggio e versare in un sol colpo la glassa sulla torta e spalmarla con una spatola sulla sup
erficie. Io uso sempre la gratella per dolci con sotto la carta forno in modo che, se la glassa cola, riesco sempre a riprenderla.
A questo punto va lasciata asciugare alcune ore finchè la glassa risulta perfetamente solidificata. Servire con panna montata e... Buon appetito!

* io ho usato farina senza glutine (viene comunque ottima). Quella che acquisto di solito ha la consistenza della fecola ed è leggermente dolce quindi ho diminuito la quantità di zucchero: 90 g di zucchero a velo, altrettanti di zucchero semolato.


LAMPEDUSA...

Saranno le giornate che si stanno progressivamente accorciando, la nebbiolina e l'umido... Sarà che pur amando l'inverno mi sta venendo nostalgia dell'estate appena passata... Sarà che le vacanze quest'anno sono state al di sopra di ogni nostra aspettativa, tanto che un post a questa meravigliosa isola e alla sua altrettanto splendida gente va scritto.

Lampedusa è un vero e proprio scoglio in mezzo al mare, l'impatto per chi ci arriva per la prima volta è notevole e per noi addirittura sconcertante.
Siamo partiti ai primi di settembre con un volo alla mattina presto. Partivamo con un clima decisamente fresco divenuto addirittura polare in aereo. Impressionante l'atterraggio: la pista a Lampedusa parte dal mare e finisce con il mare, ai lati, deserto... Siamo stati accolti e soffocati da aria caldo umida e una temperatura che, alle 8.30, arrivava già a 42 gradi! Scirocco ci hanno spiegato...
Per i primi giorni non abbiamo avuto tregua: le spiagge a Lampedusa sono poche (l'isola è circa 14 km quadrati) pertanto assai affollate, piene di sdraio e ombrelloni, il caldo soffocante, nemmeno i bagni davano refrigerio. Per noi che abbiamo sempre cercato vacanze lontano dalla folla è stato un inizio poco piacevole!
Ma Lampedusa è un posto veramente magico che si ama piano piano, quando si abbandona l'idea di vacanza consueta e si adottano nuovi ritmi, più lenti e rilassanti. Noleggiato lo scooter abbiamo cominciato a esplorare l'isola, mi ha colpito tantissimo il profumo dell'aria impregnata di finocchietto selvatico, santoreggia ed elicriso.
Il caldo non consentiva un'intera giornata in spiaggia così abbiamo iniziato a scoprire l'isola: per prima cosa la gastronomia locale con gli arancini (spettacolari per chi viene dal nord e ne sente solo tessere le lodi), i cannoli, le insalate di polpo a prezzi incredibilmente bassi...
Poi la barca con la quale abbiamo più e più volte fatto il giro dell'isola. Così abbiamo conosciuto il Barracuda di Andrea che, con la moglie Tania e il figlio Rosario, ci hanno accolto come in famiglia, facendoci dimenticare le classiche gite per turisti (arcipelago della Maddalena in Sardegna ad esempio). Salutarli, tutti con gli occhi lucidi, è stato difficile, non possiamo dimenticare la gentilezza, la cortesia, la loro disponibilità e nemmeno la cucina di Tania: i suoi sgombri sott'olio, le alici e le triglie marinate, i suoi dolcetti di mandorle, il "caffè lampedusano" con la cremina e la scorzetta di limone, il delizioso vino bianco camuffato da the verde... Inutile dire che le uscite con loro e con la compagnia che si era create si sono moltiplicate diventando il fulcro della nostra vacanza. Tuffarsi alla Tabaccara, al Vallone dell'acqua e nel lato nord dell'isola è come immergersi in un acquario, si è circondati da centinaia di pesci e i fondali sono spettacolari anche per chi, come noi, si limita solo a fare snorkeling.
Il fascino unico di quest'isola priva di coltivazioni, di acqua dolce, di piante e di ombra si coglie, dopo lo sconcerto iniziale, in ogni aspetto. I colori che il paesaggio assume sono solo apparentemente monotoni: lo scirocco della nostra prima settimana ha portato caldo, umidità e una certa foschia che contribuiva a creare tramonti strani e affascinanti con colori "sabbiosi" e caldi; quando il vento ha ceduto ad un clima ideale e ventilato, i colori sono improvvisamente esplosi regalandoci scorci spettacolari.
La spiaggia dei conigli è, per questo motivo, il posto più incredibile che abbia mai visto. Ci si arriva scendendo un sentiero ben tracciato per una decina di minuti ed il paesaggio che si offre alla vista durante questo tragitto è da mozzare il fiato. Credo veramente che quel mare nulla abbia da invidiare alle Maldive o ai Caraibi, non ci sono parole che rendono la bellezza di quel luogo, riserva marina protetta e riparata, dove le tartarughe nidificano e i pesci giocano con i bagnanti e quasi si lasciano toccare...
Poi ci sono tutta una serie di piacevoli scoperte: c'è la gita a Linosa con la spiaggia di sabbia nera vulcanica, il tour con il gozzo di Giovanni, il bagno nelle grotte e i fondali scoscesi,; di nuovo a Lampediusa il bagno al tramonto con i delfini, il pesce della pescheria "da Gianni" incredibilmente economico, gli aperitivi al "13.5" con il suo fantastico buffet, le mie adorate granite siciliane (imprescindibili per me intollerante al lattosio) alla mandorla e al caffè, il magnifico negozio di ceramiche in via Roma... E poi la gente, gentilissima e accogliente, che si adatta ad innumerevoli attività lavorative che cambiano con il mutare delle stagioni, la raccolta differenziata che restituisce un'isola linda, "sporcata" solo dalla maleducazione di molti turisti... Un luogo e molte persone che ci sono rimaste nel cuore... Alla fine è solo un arrivederci alla prossima estate...

giovedì 6 novembre 2008

HALLOWEEN - 2. parte

Ed ecco, come promesso, gli esiti dei miei esperimenti di ricamo creativo per la cena di Halloween (sì... ma a base di paella alla valenciana e sangria!!!!).
Ecco come ho allestito la tavola: avevo gia una tovaglia autunnale con le zucche e ho confezionato queste graziose tovagliette all'americana a forma di zucchetta di Halloween. Mi sono servita di un bel rasatello di cotone color arancio vivo che ho cucito e trapuntato seguendo la forma dell'ortaggio; con il feltro marrone ho tagliato il picciolo (saldato nella cucitura) occhi, naso e bocca che, invece, ho incollato con colla per tessuti. Ho apparecchiato con piatti bianchi, bicchieri arancio di vetro soffiato e tovagliolini di carta grandi e piccoli IKEA con bellissimi colori che si adattavano alla circostanza.



Il caminetto era acceso, la casa piena di candele e candeline collocate in zucchette di ceramica, l'atmosfera era calda e veramente consona alla circostanza!
Sulla porta di casa ho collocato una sorta di benvenuto realizzato come il sottopiatto e completato dalla scritta ricamata su feltro più pesante, ancorata alla zucca con rafia intrecciata:



Mentre appena dentro, in ingresso, la "casetta dei sogni" si è trasformata in una "paurosissima" "casetta degli incubi" con zucche sospese e fantasmini:



Le "zucche sospese" non sono altro che conetti in feltro, ornati appunto con piccole zucche, sempre di feltro, color arancio, trapuntate e pieni di cioccolatini colorati (sì mi sono piegata anch'io al rito di "dolcetto o scherzetto"!!!)

HALLOWEEN - 1. parte

Non sono filo-Americana...
E' una precisazione che devo fare prima di procedere con il post "ricamereccio"...
Non concordo affatto con filosofia dello "yes, we can!" che maschera una serie di questioni inconciliabili, a mio parere, con una nazione moderna che fa della democrazia e delle pari opportunità la sua ragione d'essere... Non può coesistere lo "yes, we can!" con la pena di morte, con la discriminazione razziale (verso i neri, i nativi americani...), con un sistema sanitario pubblico di fatto inesistente...
Tuttavia mentirei se dicessi che non sono affascinata dagli U.S.A., faccio parte della generazione che è cresciuta con i telefilm americani (quelli vecchi stile tipo "La casa nella prateria", "Hazzard", ecc.) Da sempre sogno un mese di ferie (e un po' di soldini) per visitarli "coast to coast", mi colpiscono i paesaggi così ampi e diversi come musei naturali, i musei reali d'arte contemporanea, le piccole realtà locali, le trapunte Hamish... Piccole sciocchezze che i suddetti telefilm e tutti i film inculcano quali gli hot dog schifidi, le colazioni all'americana (su quelle anche noi europei ci possiamo consolare, basta andare in Inghilterra o in Olanda), quei deliziosi (almeno per me) cestini di cartone che contengono il cibo take away cinese... Ecco questi ultimi li bramo davvero!
A parte tutto ciò, va fatto un giusto tributo all'elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ma anche allo sconfitto John McCain. Hanno dato una lezione di stile e di politica, entrambi. McCain, assumendosi tutta la responsabilità per l'esito negativo del suo partito, affermando piena fiducia nel nuovo eletto dicendo: "l’uomo che era il mio avversario ora è il mio presidente". Obama dal canto suo ha sottolineato la portata dell'avversario, auspicando una collaborazione concreta per mantenere tutte le promesse fatte alla nazione! I detrattori possono ribattere dicendo che si tratta della politica del "vogliamoci tutti bene", dell' "happy end" tipico di tutti i film made in U.S.A., dell nostro (nostrano) "tarallucci e vino"... Può essere... Tuttavia ribadisco, per me è soprattutto una lezione di stile che, se anche fosse solo formale (ma spero proprio di no), non appartiene purtroppo ai nostri politici. La lite e la calunnia reciproca per accaparrarsi i voti e infangare gli avversari e per noi prassi, non c'è cooperazione e ciò va ovviamente contro ogni possibile gesto e intervento per risollevare le sorti della nostra Italia...
Comunque...
Tutto quaesta ampia digressione per dire che non ritengo Halloween una festa "festeggiabile", al di fuori degli Stati Uniti. Certo ha radici anglosassoni, dunque europee, ma non appartiene affatto alla nostra cultura, alla tradizione italiana. Nella mia infanzia (di trentenne) il 1 novembre ha sempre coinciso con i "giri" ai cimiteri. Non mi è mai sembrata una giornata veramente triste, le "lucine", i mille fiori colarati, tutta la gente che si incontrava, i parenti che non si vedevano mai, se non in queste occasioni, i raccontati e le storie dei bisnonni, dei prozii, dei cari caduti in guerra... Poi c'erano le caldarroste, i pranzi di famiglia, i fagiolini con l'occhio in umido, la polenta... Insomma non c'era bisogno di "dolcetto o scherzetto" per stare bene insieme.
Però ecco che sui giornali di ricamo appaiono ogni anno lavoretti meravigliosi con zucche, zucchette, fantasmini... E io non so resistere...
Mettiamola così: Halloween è un po' come internet, i cellulari, la play station se non si esagera non sono certo dannosi e non si va proprio contro la tradizione... Allora Halloween è un'occasione per accogliere gli amici o per abbellire la "casetta dei sogni"e nel prossimo post, posterò i risultati!

mercoledì 5 novembre 2008

LA CASETTA DEI SOGNI

La "casetta dei sogni" non è solo quattro mura che abbiamo costruito con i risparmi di una vita (passata e futura), che abbiamo contribuito fisicamente ad edificare con un anno di duro lavoro e che abbiamo arredato seguendo il nostri gusti e il nostro modo di essere.
La "casetta dei sogni" è molto molto di più: è un progetto di vita che abbiamo cullato, coccolato e perseguito per anni; è il nostro desiderio di famiglia, di calore che solo l'amore può infondere nel luogo in cui si vive, è sogni, speranze, desideri...
Ci siamo conosciuti tredici anni fa e io mi sono perdutamente innamorata dei suoi occhi. No, non hanno un incredibile colore azzurro (sebbene io ami quella particolare tonalità verde sottobosco), ma molto, molto di più: mi sono persa nella loro disarmante sincerità, nella meravigliosa semplicità e purezza che lasciavano trasparire. Mi guardava come se non avesse mai visto altro prima di me, e io mi sono lasciata scivolare nella sua vita che è diventata la nostra.
Poco dopo mi ha colpita una sua frase, apparentemente banale, alla quale non avrei mai creduto se altri l'avessero pronunciata: "Ti sposerei anche subito". Eravamo giovani giovani, senza un soldo, senza lavoro, con sette anni di università di fronte di cui i 4 di laurea, in città diverse eppure... Era iniziata la Nostra vita, o meglio, il nostro progetto. Dodici anni lungo i quali siamo cresciuti con piccole difficoltà e tante soddisfazioni, comunque sempre insieme, lungo i quali alcune speranze sono state disattese, in cui abbiamo imparato ad amarci ancora di più quando il mondo sembrava crollare.
Non abbiamo mai pensato alla convivenza, per noi il matrimonio era la via che portava alla casetta dei sogni ed, in definitiva, era la "casetta dei sogni". Non è una decisione dettata da una remora morale, piuttosto una scelta ben ponderata, voluta e fortemente affermata; credo fermamente alla piena libertà: ognuno ha il diritto (e il dovere) di impostare la propria vita, il proprio rapporto di coppia come meglio crede; chi decide di convivere e vive come se fosse sposato, chi lo fa per necessità, chi per prova, chi per la libertà che ne consegue, chi si sposa in Chiesa, chi in comune, chi su una spiaggia, credo che alla base di ogni scelta debbano esserci coerenza, convinzione e rispetto del proprio compagno.
Bene, il nostro progetto era il matrimonio in Chiesa, non per il teatrino di fiori, auto, musica, foto e compagnia bella... La benedizione di Dio, attraverso le dolci, bellissime, ferme, ponderose parole del "nostro" sacerdote, hanno contribuito a formarci come famiglia; la "benedizione" data dall'affetto dei nostri genitori, dei parenti più stretti e degli amici più cari ci ha dato la certezza di non essere mai soli nella vita e, infine, con le parole che mio marito ha vergato su una lettera lasciata sotto al cuscino, ho avuto la consapevolezza di far parte di qualcosa di speciale, come speciale lo è ogni famiglia, di unico, grande e irripetibile.
Scrivo questo perchè a lungo, durante i mesi precedenti alle nostre nozze, ci siamo dovuti giustificare davanti a conoscenti ed estranei che ci accusavano di ipocrisia, ci consigliavano di desistere, ci avvertivano, sicuri di un nostro prossimo divorzio. Ci ha veramente colpito tanto livore mascherato da saggezza, tanta frustrazione da maturità e consapevolezza, tanta disillusione nei confronti della vita di coppia che può, certo con sforzo, lavoro, impegno, fatica, riservare serenità, felicità e spensieratezza.
Mi sono sentita dire da persone che mi stavano vicine che sposandomi mi accontentavo...
Si può inseguire una vita il sogno di un amore perfetto, romantico, da film... Ricco di pregi, scevro da difetti... sempre. Se accontentarsi significa scegliere un uomo o una donna con il quale condividere principi, aspettative e scelte di vita, pienamente consapevoli e pronti ad accettare gli altrui, ma anche (e soprattutto) i propri difetti, certi che con il tempo piccole cose potranno essere modificate, accettate e anche sopportate ma sempre assieme... Allora sì, mi sono, anzi, ci siamo accontentati e abbiamo deciso di vivere una vita tranquilla, non sempre semplice o facile poichè richiede fatica e costante impegno la vita a due. Ma io e mio marito crediamo fermamente nell'indissolubilità del nostro legame e poco importa che sia stato sancito dal sacerdote, dal sindaco, da uno sherpa sull'Everest o da un'extraterrestre,su Marte... Sposarsi consapevolmente è decidere di perdere un po' della propria libertà per essere ancora più liberi insieme.
Ecco cos'è per noi la "casetta dei sogni".
Tutto il resto, il filo conduttore di questo blog, sono le nostre passioni, il nostro tempo trascorso insieme, il nostro gusto, la nostra manualità...